23 settembre 2026
Isaac Newton Trattato sull’apocalisse
Questa sera parleremo di Newton come teologo. Il traduttore, che è anche un buon conoscitore dell’opera di Newton, racconta di come gli scritti teologici di Newton siano stati tenuti celati agli occhi di tutti, creavano un enorme imbarazzo nella società scientifica dell’epoca, molte università li hanno rifiutati, nessuno ne voleva sapere e solo molto tardi sono stati resi pubblici. Siamo all’Introduzione, alla pag. 33. ...il problema della certezza delle premesse viene da Newton occultato e scostato su quello della correttezza delle conclusioni, che può essere controllata con qualunque metodo dimostrativo formale. E Newton invita i suoi avversari ad affrontarlo proprio sulla correttezza delle conclusioni, sottraendo le premesse alla discussione. Qui ha colto bene la questione il traduttore Maurizio Miani. In effetti, è la questione centrale, è la questione in fondo della teologia, cioè, le premesse vengono occultate, poi dalle premesse si desumono una serie di cose che sono corrette, nel senso che procedono formalmente e correttamente rispetto alle premesse, che però non sono poste. E siccome la conclusione è corretta, allora si presuppone che anche le premesse, che sono taciute, siano vere; è così che funziona. Prosegue. È significativo che Newton paragoni la sua ricostruzione dell’Apocalisse all’assemblaggio di una macchina. Muovendosi sul terreno in certo della credenza, Newton vuole persuadere il lettore che esiste comunque la possibilità di individuare una struttura interpretativa, simile a una macchina, in cui tutte le parti obbediscono a leggi esatte di costruzione come le parole di un autore sono ordinate secondo le leggi della grammatica. La stessa cosa si dica dei fenomeni fisici che obbediscono alla “natura” delle cose. In realtà ciò che Newton sta proponendo è a sua volta una gigantesca macchina retorica in cui la possibilità, riconosciuta a parole, che si possa avere una diversa costruzione delle parti dotate di uguale congruenza, è vanificata dall’assunto che Dio non può essere ambiguo o che la natura non può essere equivoca. Nessuno spazio è lasciato alle obiezioni che possono derivare solo da ignoranza o da interesse di parte. Impedire le obiezioni è l’altra faccia della ricerca newtoniana della certezza. Costruire una macchina per pensare è quello che fece, molto tempo dopo, Alan Turing. A pag. 35. La scienza moderna, proprio mentre rifiutava gran parte della fisica aristotelica adottando il modello atomistico, inglobata in sé, nella propria metodologia, la teoria del linguaggio di Aristotele e ne assorbiva, più o meno inconsapevolmente, i modelli retorici. La “grammatica” della scienza riprodurrà i veri rapporti causali tra gli atomi e gli aggregati di atomi, e ogni suo enunciato, definito matematicamente, varrà come una legge di natura. Allo stesso modo, la definizione delle figure profetiche consente di utilizzarle secondo regole di interpretazione semantica che le rende vere e universalmente applicabili. Il contesto e l’analogia permettono l’univocità delle definizioni a una condizione: che il tutto abbia uno scopo, un ordine, una finalità. I significati richiedono una metaregola di significanza: o l’Apocalisse è insensato o esprime “i piani di Dio e quindi i più saggi e i più adatti allo scopo a cui sono diretti”. Così il mondo. Ora, la cosa che ci interessa è il fatto che il calcolo infinitesimale è stato inventato da un teologo. Questo ci porterebbe quasi a pensare che la fisica, la fisica newtoniana, cioè la fisica moderna, che ha una base newtoniana, sia un caso di applicazione della teologia: la teologia applicata ai vari aggeggi. Porre la questione in questi termini comporta una prospettiva completamente differente. La cosa interessante è come Newton pone le regole per interpretare le parole e il linguaggio delle Scritture. A pag. 21. Quali sono queste regole? Osservare diligentemente la concordanza delle Scritture e l’analogia dello stile profetico, e rigettare quelle interpretazioni in cui ciò non è osservato nel modo dovuto. Quindi, tutto il fondamento sta in un’osservazione diligente. Così, se qualcuno interpreta che una bestia significa qualche grande vizio, questa interpretazione deve essere rifiutata in quanto immaginazione privata perché, secondo lo stile e il tono dell’Apocalisse e di tutte le altre Scritture profetiche, una bestia significa un corpo politico, e a volte una singola persona che ha a capo di quel corpo, e non c’è alcun fondamento nelle Scritture per qualsiasi altra interpretazione. Qui ci sta mostrando come funziona tutta l’architettura interpretativa, che è poi quella dettata da Filone, intendiamoci, non è che sta inventando nulla. L’obiettivo è che l’interpretazione giunga a un significato unico e, quindi, tutta la cura viene messa nel rigettare tutto ciò che non è riconducibile al significato unico. Questo è molto interessante perché ci dice intanto come funziona la matematica, ma poi, in effetti, come funziona una fantasia. Quando c’è una fantasia in atto, questa fantasia punta ovviamente a un significato univoco, cioè a poter immaginare “ecco, le cose stanno così!”. Tutto ciò che potrebbe intervenire a mettere in discussione questa conclusione viene eliminato, viene eliminato come infondato, come incoerente, ecc., ma viene rigettato perché solo in questo modo è possibile mantenere il significato unico. E, infatti, lo dice proseguendo, Assegnare un solo significato a un solo luogo delle Scritture. Questo è il criterio fondamentale: assegnare un solo significato. Tutta la matematica si regge su questo: assegnare un solo significato, è questo l’obiettivo. Ora, rispetto alla matematica, pensiamo a un’equazione e prendiamo quella più famosa al mondo, quella di Einstein, E = mc2. È un’equazione dove c’è un segno di uguale, una parte a sinistra e una parte a destra dell’uguale. Che cosa fa questo segno di uguale? La parte a sinistra è ciò che deve essere determinato dalla parte a destra. Si potrebbe anche aggiungere che, in effetti, questo movimento è quello hegeliano: l’energia è ancora un termine assolutamente vago, indefinito; poi, viene definito, determinato da ciò che segue e solo a questo punto l’energia diventa qualcosa. È la metafisica di Proclo, monè (μονή), proodos (πρόοδος), epistrofé (ἐπιστροφή). Ma la cosa che più ci interessa qui è il fatto che questo segno di uguale è il segno di uguale posto tra il λέγειν e il τί, tra il dire e ciò che il dire dice. Questo segno di uguale rende il ciò che si dice, l’essenza della cosa, il significato, identico al dire. E questo è estremamente importante. Questo segno di uguale potrebbe poi anche porsi nella logica proposizionale come un “se è energia, allora massa per velocità della luce al quadrato”, per cui potrebbe anche mettersi un segno di implicazione, è la stessa cosa. Ma questo segno di uguale ha la virtù di rendere il dire univoco, perché è uguale a quell’altra cosa e solo a quella; cioè, tutta l’infinità dei significati viene cancellata a vantaggio di un’unica cosa. Potremmo riprendere la formula di Einstein e dire che l’energia è uguale alla massa per la velocità della luce al quadrato, escludendo tutte le altre possibilità, perché l’energia potrebbe essere infinite altre cose che non sappiamo. Ma in questo modo, determinandola in questo preciso modo, noi diamo a questo concetto di energia un significato univoco, per cui è quello: la massa per la velocità della luce al quadrato. Se rimangono tutti gli altri significati, anche solo come possibilità, allora sì, questa formula funziona come la protasi di un’altra implicazione che avrà un’altra apodosi, cioè un’altra conclusione; e potrò quindi utilizzare l’altra conclusione per costruirmi delle mie fantasie, ma a partire da qualche cosa che è quello che è, che è determinato, perché è così: l’energia è quella cosa lì, non è altro. Questo mostra anche la straordinaria fortuna che ha avuto la matematica da un certo momento in poi, perché è come se, diciamola così, rendesse possibile il controllo assoluto sulla parola, ponendo questa uguaglianza, λέγειν = τί. il mio dire è uguale a ciò che il mio dire dice, e a nient’altro: crea una sorta di identità. E, quindi, la matematica dà questa illusione di avere il controllo assoluto sulla parola e, pertanto, sulle cose. Spesso diciamo che, in fondo, la matematica ha offerto su un piatto d’argento alla volontà di potenza un’arma straordinaria, e l’arma consiste in questo, nel ridurre tutti i molti, nell’integrare, per usare a questo punto un termine matematico, tutti i molti nell’uno. A pag. 29. Egli è il Dio dell’ordine e non della confusione. Cosa vuole dire che è il Dio dell’ordine? Che ogni cosa è al suo posto, cioè ogni cosa è quella lì. Per sapere che è al suo posto, che è in ordine, devo sapere che è quella, esattamente quella. A pag. 31. Infatti, come di una macchina costruita da un’eccellente artefice si crede prontamente che le parti siano giustamente assemblate quando si vedono adattarsi veramente le une alle altre, nonostante che esse possano essere forzate in un’altra posizione; e come si accetta il significato di un autore, per quanto intricato, ogni volta che si vedono le parole costruite o ordinate secondo le leggi della grammatica, nonostante esista la possibilità di forzare le parole in qualche altra costruzione più incongruente; così, per la medesima ragione, si dovrebbe accettare la costruzione di queste profezie, quando si vedono le loro parti ordinate secondo la loro convenienza e secondo le caratteristiche impresse in loro a questo scopo. È vero che un artefice può costruire una macchina capace di essere assemblata in più di un modo con un po’ di congruenza, e che una frase può essere ambigua: ma questa obiezione non può avere luogo per l’Apocalisse, perché Dio, che sapeva comporlo senza ambiguità, lo intese come una regola di fede. Alla fine si arriva sempre lì, alla fede. Ultimo capoverso. La costruzione dell’Apocalisse, una volta che è stata determinata, deve costituire la regola di interpretazione, e devono essere rifiutate tutte le interpretazioni che non si accordano con essa. Questo è il funzionamento della fantasia, né più né meno. Essa non deve essere forzata perché si adatti alla storia, ma devono essere scelte dalla storia quelle cose che meglio vi si adattino. Eliminando tutte le altre. A pag. 39 comincia con le Definizioni. L’origine del linguaggio figurato dei profeti è il paragone di un regno alla forma del cielo e della terra... Siccome parte da lì, decide lui che questa cosa è così. ...e le parti dell’uno alle simili parti dell’altra. E di conseguenza, il Sole significa il magistrato supremo, la Luna il successivo in dignità, le stelle più grandi il resto dei principi, direi inferiori. Ma l’origine del linguaggio figurato dai profeti è quello che dice lui. Dice che è il paragone di un regno alla forma del cielo e della terra. Perché? Perché è così. Quindi, la cosa che a noi interessa in tutto ciò è cogliere come il calcolo infinitesimale, che è l’analisi matematica su cui si fonda tutta la scienza oggi, è l’invenzione di un teologo. Il quale teologo ha stabilito delle regole precise – infatti, lo dice all’inizio anche il traduttore – che, per esempio, nell’integrazione - l’integrale, che è fondato sulla teoria del limite - si vede chiarissimamente come tutte le altre possibilità debbano essere eliminate. Una cosa x che tende a 1: ci sono infinite possibilità, ma se io scelgo l’1 e dico che, se x tende a 1 allora vuole dire che è 1, cancello tutte le altre possibilità. Ma cosa mi autorizza a compiere questa operazione? Lo dice all’inizio: il fatto che da questa operazione, assolutamente arbitraria, io traggo conclusioni corrette; se queste conclusioni sono corrette formalmente, allora è vera la premessa, quella premessa che io ho imposta più che posta, e cioè che la x sia 1. Questa imposizione ovviamente viene taciuta, perché solo tacendo – ecco l’omertà - è possibile costruire tutto ciò che viene costruito, giungere alla conclusione, verificare che la conclusione è formalmente corretta e quindi, allora, è vera anche la premessa. E questo è il modo di procedere della scienza, né più né meno. D’altra parte, è luogo comune che la scienza moderna l’abbia inventata Newton. Certo, insieme con altri, però è stato soprattutto Newton e, infatti, la fisica newtoniana è chiamata anche fisica classica, perché è rimasta comunque la base, il fondamento, anche se poi ci sono aggiunte altre cose con Einstein, con Heisenberg, ma rimane comunque il fondamento. E questo è il modo in cui procede: si tace la premessa. La figura retorica che illustra questa procedura si chiama entimema, che è quel sillogismo dove la premessa maggiore o non c’è proprio oppure è assolutamente arbitraria, incerta, dubbia, però ciò che ne segue è formalmente corretto. Quindi, giunge a una conclusione, a un risultato che è corretto, e se il risultato è corretto allora è vera anche la premessa. Questo lo dice chiaramente ed è il metodo che utilizza Newton anche nei Principia, e che poi viene utilizzato da tutta la scienza. Che è poi il metodo di costruzione di una fantasia. È curioso questo, che venga costruita esattamente allo stesso modo. Come abbiamo detto anche in altre occasioni, in effetti è quella cosa che offre alla volontà di potenza un’arma straordinaria, perché la solleva dalla necessità di argomentare la premessa. Non è poco. Sollevato da questa incombenza è chiaro che posso a questo punto affermare qualunque cosa, senza nessun problema. Fa poi tutte le sue definizioni, tutte le piaghe, tutte le cose che significano questo, quello che significa quell’altro, le corna che si appaiono insieme, ecc. Potremmo dire che è un delirio, ma in un certo qual modo perfettamente costruito, come qualunque delirio. Partire da una premessa inesistente o comunque indimostrabile: tutto il cristianesimo è fondato su questo.
Intervento: Compito della religione è stabilire il significato.
Il procedimento è quello stabilito da Plotino, ma poi formalizzato in un certo modo da Proclo, dalla sua metafisica; poi ripreso da Hegel, la stessa identica cosa: stabilisco qualcosa, pongo qualche cosa, questo qualche cosa attraverso il πρόοδος, cioè lo spostamento, giunge al per sé, direbbe Hegel - il per sé, sempre singolare -, cioè il suo significato, e una volta che questo significato è stato determinato, allora ecco che il dire diventa quello che è, cioè diventa l’in sé, direbbe Hegel.
Intervento: Nel momento in cui ho stabilito qualcosa, questo mi contente di interpretare correttamente tutto il resto.
Esatto, e come dicevamo, è esattamente il modo in cui si costruisce una fantasia. Questa cosa significa questo, quindi da lì si parte e non ci si ferma più. L’unico modo è eliminare i molti attraverso questo meccanismo, che poi è diventato noto come dialettica hegeliana. Se, invece, come abbiamo anche già detto, ciò da cui muovo, il posto, ciò che dico, è simultaneamente anche altro da sé, non lo posso determinare né individuare. La stessa cosa avviene con il significato, la stessa cosa avviene per qualunque cosa, ciascun elemento è quello che è in quanto differisce da sé, perché co-appartiene alla sua negazione, allora non è più consentito il πρόοδος e quindi non c’è l’epistrofé, perché non si trova da nessuna parte, è tutto lì. Ecco il significato di entelechia, cui voleva alludere Heidegger: il compimento, la co-appartenenza, è già tutto lì, non si va da qualche parte e poi si torna indietro, non c’è questo movimento. È soltanto stabilendo questo movimento che è possibile immaginare, illudersi, supporre, pensare di avere stabilito ciò che ho posto con quel significato; è l’unico modo, quello stabilito dalla metafisica di Proclo. A pag. 53. Quando Giuseppe sognò che il sole, la luna e undici stelle gli dovevano ubbidienza, Giacobbe interpreta ciò di se stesso, di sua moglie e dei suoi figli, paragonando la sua famiglia all’universo come se fosse un piccolo regno. Se è già tutto stabilito, è così e basta. Tutto il testo di Newton è così, è come se viaggiasse in un certo modo sulla falsariga di Filone Alessandrino, la sua esegesi biblica. La struttura è sempre la stessa: alcune cose devono essere accolte, altre no. Quali non vengono accolte? Quelle che mettono in difficoltà…
Intervento: Quelle che mantengono aperta la domanda.
Esatto. Vengono accolte solo quelle che chiudono la domanda. E torniamo a dirlo, ma è importante continuare a dirlo, è esattamente come fa la fantasia. La fantasia ha bisogno di cose che chiudano la domanda, che chiudano la questione. Se la lasciano aperta non più una fantasia, diventa un’interrogazione della fantasia, un’articolazione della fantasia, una riflessione intorno alla fantasia, ma non è più una fantasia in quanto tale. Qui, in effetti, la questione è enorme, perché riguarda gli umani in toto, tutto ciò che pensano e possono pensare, tutto ciò che costruiscono è costruito in questo modo. La matematica ha avuto questa fortuna, e continua ad averla, proprio perché illude che sia possibile avere il controllo totale sulla parola, attraverso quel segnetto di uguale che si pone nell’equazione. Mentre basta ricordare Aristotele, quando dice che in un’implicazione il passaggio dall’antecedente al conseguente non ha alcuna garanzia. Invece, qui è già dato questo ordine, perché appunto c’è un ordine presupposto, e siccome c’è questo ordine, naturalmente questo ordine non deve né può essere messo in gioco, messo in discussione, articolato, argomentato: è ineffabile, è Dio. La cosa è interessante perché mostra la questione in modo totalmente differente, il fatto che l’analisi matematica sia stata inventata da un teologo. Di fatto, lui era un teologo, tant’è che qualcuno diceva che era un bravissimo teologo e non si sa per quale motivo è andato a perdere tempo dietro a queste storie, ecc., che ha perso tempo invece di dedicarsi a ciò che sapeva fare meglio, alla teologia. Tutta la matematica è un’invenzione della teologia, è un’applicazione della teologia, è teologia applicata.
Intervento: Tutta la discussione sulla crisi di fondamenti della matematica è come se non avesse visto questo passaggio.
Si presupponeva ancora che ci fossero questi fondamenti, soltanto che questi fondamenti si rivelano a un certo punto, quando li si interroga, incerti, non così sicuri.
Intervento: Anche lì ha funzionato esattamente come nel discorso di ciascuna. Nel momento in cui c’è, per esempio, una crisi esistenziale, di identità, ecc., tutte queste cose che traggo dai luoghi comuni, vengono affrontate negli stessi termini della fantasia che aveva determinato quella difficoltà. Per cui anche nella crisi dei fondamenti si è un cercato di affrontare la questione matematicamente.
Esatto. Utilizzando quella stessa cosa che aveva prodotto e ha iniziato a girare in tondo, senza poter uscire da nessuna parte. È importante questa cosa, è notevole. L’unica uscita è quella che aveva visto Aristotele, lui, solo lui, non mi risulta nessun altro. In qualche modo, è stata intravista da Eraclito, forse Parmenide, ma solo intravista, ancora non c’erano i termini. Aristotele aveva questi termini, perché ha riflettuto bene sulla questione logica. La dinamys e l’energheia si co-appartengono, l’entelechia è la loro co-appartenenza, e l’unico “movimento” è questo. È tra virgolette perché è un movimento che non è spazio-temporale, ma è questa co-appartenenza. O si accorge di una cosa del genere o non si va da nessuna parte. Ciò che si fa immediatamente è di separare il grano dal loglio, il bene dal male, e quindi si rimane platonici necessariamente; tutta la matematica è platonica, è riconosciuto universalmente, muove da idee di cui nessuno sa niente. È anche questa cosa che portò Russell a dire che la matematica è quella cosa di cui si parla senza sapere assolutamente di cosa si sta parlando. È vero in un certo senso, certo. Ma, ecco, dicevo, lì si gioca tutto ed è significativo il fatto che Porfirio si sia dato un gran da fare a togliere subito, per prima cosa, questo aspetto, le categorie. La sostanza e le categorie sono lo stesso, dice Aristotele. Per Porfirio la sostanza e le categorie, sì, sono lo stesso, però c’è un’altra sostanza. Lì è riassunto tutto il movimento filosofico e successivamente scientifico degli umani per i millenni successivi. A questo punto ci interessa ancora la scienza? Ce ne siamo occupati a lungo quando ci siamo occupati di teologia. Leggeremo qualche cosa di Leibniz, anche Leibniz è un fervente cristiano, anche per lui Dio è tutto, è lui che garantisce tutto. Potremmo leggere questi due volumetti eventualmente: Dal mondo chiuso all’universo infinito, e poi La verità degli eretici, e ancora la Paideia, quella dobbiamo leggerla, perché la Paideia mostra il modo in cui si costruiscono le persone e, quindi, che cosa e come devono pensare. Che poi non è molto differente da come si costruisce una macchina.
Intervento: Si assemblano.
Esatto. Antica questione quella che le macchine comunque sono costruite dall’uomo. Ma anche gli uomini sono costruiti dagli uomini, non è che vengono da chissà dove. Gli umani sono fatti di carne e di ossa, la macchina è fatta di plastica e metallo, ma non è questo che fa la differenza.